BULLISMO DIGITALE E CATTOLICESIMO

Dec 22, 2016 by

BULLISMO DIGITALE E CATTOLICESIMO

C’è un triste fenomeno, un fenomeno antico che oggi si ammanta di nuove forme, che interessa spesso i blog anche di ambito cattolico: quello del bullismo. Umberto Eco diceva che il web ha dato possibilità di espressione a legioni di imbecilli. Questo forse è ingeneroso. Ci sono molti che grazie ai blog e ai social media hanno potuto trovare spazio e dire cose interessanti. Il semiologo scomparso diceva che, per esorcizzare la morte, bisognava pensare che tutti gli altri fossero dei coglioni. Perché vivere in un mondo popolato da gente di quel tipo? Anche qui, è una provocazione, ma leggendo i commenti in molti blog cattolici a destra e a manca, ci si rappacifica con l’ineluttabilità di nostra sorella morte corporale. Perché, accanto a persone sinceramente interessate ad interloquire con le opinioni altrui, ci sono sempre gli anonimi imbecilli (e coglioni) che usano quel palcoscenico per sfogare la loro frustrazione, il loro rancore, il loro essere dissociati, rinunciando ad affrontare questi problemi con un medico che gli possa indicare la terapia più adeguata.
Ora, tutti abbiamo diritto ad avere un’opinione e cerchiamo di esprimerla, anche dissentendo. Ma quando questa espressione di dissenso si trasforma in diffamazione, allora non si tollera e si deve per forza mettere in mano agli avvocati il nome del poveraccio che credendo ancora nell’anonimato nell’era digitale, non sa che espone se stesso e la sua famiglia a improvvidi guai (leggi: denunce e querele). Ripeto: dissentire va benissimo, ma qui si parla di altro. Si parla di poveretti che usano la religione, la musica e altro, per cercare di venire a patti con patologie di ben altra natura. E naturalmente lo fanno anonimamente o con l’uso di nicknames, perché a tutti i problemi che già hanno ben si accompagna anche quello della vigliaccheria. Vi potrei fare il caso, che molti di voi conoscono, del padre Cavalcoli: difficilmente ho letto cose più abominevoli di quelle dette contro di lui durante la querelle per le dichiarazioni su Radio Maria. Potremmo pensare anche agli ultimi due Papi: si può dissentire in ciò che non è essenziale con loro, ma il tono di certe affermazioni che hanno circolato nella blogosfera cattolica era veramente troppo oltre quello che sarebbe lecito andando molto spesso nell’illecito. Io stesso ho scritto (e scriverò) articoli di critica ad affermazioni e gesti di Papa Francesco, a volte ironici, ma mai ingiuriosi. E mi firmo sempre con nome e cognome.
Ora, l’invettiva anonima ha anche una storia nobile, si pensi alla statua parlante Pasquino a Roma, su cui venivano affissi versi antingovernativi. La gente se la prendeva con il governo papalino del XIX secolo, era l’unico modo per farsi sentire ed avevano a che fare con un potere più forte. Ma nel caso nostro, dove nessuno ti arresta se esprimi un opinione, l’uso dell’anonimato conferma la piena coscienza della persona di essere colpevole di oltrepassare un limite di decenza.
Si penserebbe che il mondo della liturgia e della musica sacra debba risuonare di celesti armonie anche nei blog: quando mai! Spesso i disadattati di cui sopra, persone rancorose e frustrate con se stesse e con il mondo che li circonda, persone spesso incerte sulla loro personalità e sulle loro inclinazioni, si danno appuntamento proprio nei blog di riferimento di questo mondo, sfogando la loro rabbia che, in definitiva, è solo verso se stessi. Si creano un nemico esteriore, cercano di definirsi distruggendo gli altri. Ma non si definiscono, semmai si sfiniscono. Puoi saper suonare una tripla fuga alla perfezione e conoscere il significato di tutti i neumi di San Gallo, ma se fai questo sei solo un poveretto e un mediocre. E credimi, fai pena a tutti.
Fortunatamente la legge viene in aiuto, in quanto la diffamazione online, pur se anonima (ma nessuno è anonimo) viene perseguita. Il bullismo digitale, lo stalking, è un reato, ma forse questi fratelli più sfortunati chiusi nelle loro stanzette a rimpiangere una vita che non potranno avere, non se ne sono accorti. So di vari casi di gente denunciata e rovinata per la loro idiozia. Se ci chiediamo perché le cose vanno come vanno, non dimentichiamo che, accanto ad organisti, maestri, cantori bravi e preparati, ci sono pure queste persone che facendo quello che fanno stanno soltanto mostrando un disagio profondo che può essere aiutato da un medico o da un direttore spirituale e che, nei casi in cui non si ricorra ai primi due, deve per forza essere isolato ricorrendo ai mezzi disponibili nelle aule di tribunale.