IL DIRITTO DI PARLARE CHIARO

Nov 23, 2016 by

IL DIRITTO DI PARLARE CHIARO

Mi sorprendo talvolta nel leggere i commenti di alcuni colleghi musicisti italiani che, senz’altro in buona fede, cercano di stemperare i toni delle denunce che altri, probabilmente me fra questi, fanno della situazione della musica sacra nelle nostre chiese. Ora, è vero che ci sono coloro che sono polemici solo per il gusto di polemizzare, ma è anche vero che è talmente risaputo che il livello della nostra musica nella liturgia è mediocre, che pochi dovrebbero avere il coraggio di negare quello che è un fatto.
Abbiamo il diritto di parlare chiaro? Abbiamo diritto di dire che “il patrimonio di inestimabile valore” è oramai abbandonato per composizioni indegne della liturgia? Un medico che si accorge di una patologia deve dichiararla o semplicemente dire che va tutto bene?
Come ho detto migliaia di volte il problema non è che si usi il latino o no, ma che non si ha più la nozione di ciò che è dignitoso e di quello che non lo è. Se tutto va bene non mi spiego un fenomeno, quello delle decine, centinaia se non migliaia di ottimi organisti e direttori di coro italiani che cercano di andare all’estero (come ho fatto io in passato e come non escludo di fare in futuro). Voi non avete idee di quanti colleghi mi hanno chiesto e chiedono consiglio per andarsene a lavorare all’estero.
La situazione nostra è necrotica, siamo oramai inerti di fronte al brutto che avanza. Le voci che si levano sono soffocate nella melassa buonista di coloro che non hanno la forza (o il coraggio) di reagire. Se pensate che quello che mediamente ascoltiamo nelle nostre chiese è normale, ricredetevi. Ci sono persone per cui stare in compagnia dei morti fa parte della vita quotidiana, ma di mestiere fanno i guardiani dei cimiteri.
Si soffra l’emarginazione per le proprie idee, si soccomba all’inesorabile morte civile; verranno altri che porteranno avanti la battaglia.